“Mio assoluto amore” di Gabriel Tallent

Bentrovati amici lettori!

Oggi vi parlo di uno degli esordi più chiacchierati in America nel 2017: Mio assoluto amore di Gabriel Tallent edito in Italia da Rizzoli.

«Mio assoluto amore» racconta l’adorazione di un padre per la figlia, un sentimento da lei ricambiato in maniera cupa e alternante. Pressoché isolati in una vecchia casa di legno, in una parte selvaggia della California, eccoli, loro due, meravigliosi e contorti, unici. Il padre violento e sboccato, maniaco delle armi, e sua figlia quattordicenne, Turtle, incapace di parlare alle sue compagne di classe, muta per troppo amore filiale, sopraffatta dal dolore e dalla passione per un uomo che non le ha mai comprato un vestito, che le ha insegnato soltanto a cacciare, uccidere gli animali, scuoiarli, curarsi da sola e che, per anni, le ha sussurrato all’orecchio di un mondo là fuori sfinito, chiuso nella morsa di un consumismo impazzito, un mondo che loro devono rifiutare, sradicare dalle loro menti, odiare insieme. È un libro concepito in due grandi parti, come la navata e l’abside di una chiesa, discesa all’inferno e risalita di una ragazza prima prigioniera della psiche e del suo amore ossessivo per il padre, poi fuggitiva nella natura e nel corpo, in una storia incalzante, vorticosa, selvaggia e intima. È in questo arco teso allo spasimo che il linguaggio di «Mio assoluto amore» si attorciglia ai piedi del lettore come una radice infestante e lo avvolge dal basso verso l’alto, con la sua battagliera cupezza di situazioni e oltraggi e disagi e speranze e crudeltà.

Il romanzo si apre subito con delle scene molto forti e con un padre e una figlia che vivono in una casupola ai confini della città.

Sono il mondo l’uno dell’altro fino a quando Turtle, la figlia, inizia a dubitare che la sua vita sia bella e completa così come gliela mostra il padre, Martin. Inizia così a crollare il mondo che l’uomo crede perfetto e inattaccabile portandolo a scappare per poi tornare. Tallent ha una prosa nuda, cruda che il lettore spera si fermi o sorvoli su alcuni passaggi ma no, arriva al punto e apre il vaso di Pandora dei sentimenti  e della paure. Una ragazzina di quattordici anni che si trova come aguzzino suo padre e come ogni vittima convive con un senso di colpa che la divora dentro senza permetterle di scappare dalla condizione in cui è. Tallen racconta gli abusi che rendono le vittime violente e schiave fino a quando una molla scatta e permette loro di rimettere tutto in completa discussione.

Sono stata più volte tentata di chiudere il libro e lasciarlo lì credendo di non riuscire a sopportare oltre, in realtà si era creato in me il bisogno di sapere come sarebbe andata e una sorta di senso di protezione verso questa ragazzina che non aveva nessuno se non se stessa. Un thriller psicologico basato sulle vittime e il meccanismo che si innesca che non permette a questi di liberarsi dalle violenze continue. Un rapporto malato che non lo è per chi ne fa parte.

Assolutamente consigliato a chi ama il thriller e ha uno stomaco forte.

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Paola Calefato

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